05 May 2007 ~ 2 Comments

Una lettera, una risposta…

Eccomi qua, spesso mi fanno questa domanda:

Come mai vuoi andartene dall’Italia?

Non risponderò però di mio pugno, ma userò una lettera di Fabrizio Catitti pubblicata ieri su Italians alla quale il mitico Beppe Severgnini ha risposto.

Eccola:

“Carissimo Beppe,
per puro caso aprendo la tua mappa delle pizze Italians ho notato una stranezza. Sembrerebbe come se il capitano Cook non avesse mai preso il largo, un intero continente risulta mancante. Fossimo stati nel 1600 non avrei detto nulla, ma considerando che siamo nel 2007 mi sembra una mancanza gravissima. Per farla breve a quando una pizzata nella terra dei canguri? Possibile che non hai mai avuto occasione di visitare l’Australia in tutti questi anni?
Dopo questo preambolo veniamo al punto della mia lettera, ovvero da quando sono all’estero risalta sempre più all’occhio il più grande problema che affligge la nostra nazione: la disorganizzazione. Non sono un cervello in fuga ma un semplice analista programmatore. Ho lavorato in Italia e all’estero, con contratti a progetto e non, in aziende piccole o multinazionali, ho quindi un po’ di esperienza nel settore, ma ogni volta che sono all’estero mi vengono alla mente sempre le stesse domande, gli stessi perché. Perché in Italia gli straordinari sono considerati la normalità e non straordinari, perché nonostante questo i tempi nei progetti non vengono mai rispettati, perché esiste questo enorme scalino tra le classi dirigenziali e gli impiegati, perché il lavoro non viene mai pianificato, perché l’organizzazione viene sempre messa in secondo piano o viene considerata una perdita di tempo, perché le multinazionali americane creano regole e processi lavorativi a prova di stupido in modo che nessuno possa sbagliare, perché all’estero gli uffici alle 5.30 di sera sono già tutti vuoti, perché gli italiani quando lavorano all’estero in un ambiente organizzato sono sempre tra i più bravi.
Perché se ho un incidente con la mia auto in Australia basta solo una telefonata di 5 minuti all’assicurazione e la mattina dopo mi reco dal meccanico da loro indicato che ha già tutti i miei dati, documenti, sa già quello che deve fare, ed ho il taxi fuori dall’officina già pronto a riportarmi a casa, perché per aprire un conto in banca basta solo un passaporto, e per comprare una macchina usata bastano 5 minuti. Ma la cosa che mi chiedo sempre e’: perché non possiamo fare lo stesso in Italia e semplificarci la vita? Si tratta solo di organizzare e semplificare non di andare sulla luna. Complimenti inoltre per il tuo impegno sulla sicurezza stradale! Non abbassiamo la guardia! Saluti da una fresca Brisbane.”

Ecco spiegato il perchè…

…stay tuned…
;-)

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2 Responses to “Una lettera, una risposta…”

  1. BornToBeFree 18 June 2007 at 3:58 AM Permalink

    Ciao, ho letto l’indirizzo del tuo blog su http://www.scappo.it e spero non ti spiaccia se visto che sono afflitta dai tuoi stessi problemi sono passata di qui, complimenti per il blog!!!! Se non si fosse capito…anch’io cerco un modo di scappare DA QUI.

  2. the_beat 18 June 2007 at 9:41 AM Permalink

    Ciao, hai fatto benissimo!
    Spero ti piaccia il blog… torna a trovarmi!

    Bye bye